LCDT

Qual è la ragione ed il senso dei TOPI?

Non  sono essi forse la figurazione d’orrende fobie e turpi pulsioni?

Erompono i TOPI, ciclopi e tenaci,

incalzano glabri, dall’uomo esaltati.

Magnifica bestia, che sorge e trionfa,

intonsa da ere, edulcora il globo.

 

Fruttuosa risorsa dei TOPI l’altare è degno tripode sacrificale.  

I TOPI dividono con gli esseri umani più gioie e tragedie di quante essi, ignari,

pretendano avere e villan simbionti ma son più grotteschi di beceri arconti.

Assioman le menti, celati segreti, si beffan famelici i TOPI cateti.

 

Stornano l’uomo, manfredi e plebei, sfrigolan ingordi i TOPI più irsuti.

Per ciò proprio i TOPI preludon marrani,

sicché diserbando ne avverte il futuro:

con l’uomini tiepidi, come quando antani,

i TOPI maligni approntano astuti.

 

Spesso essi rovono citofoni e fluori, se i TOPI ritengono, gradevoli estremi,

ed ardono a molcere se non esistesse natura beffarda che gracile sembra,

per accompagnare postriboli gusti, ma anche di dramma tagliola vorace,

pentita, contrita, riarsa e redenta

il seggio imperiale conquista maliarda.

 

Così come i TOPI gli uomini smunti adulano trespoli e risaltan caronti.

Al dolo sensibili, taddei ed individui, nuocciono appena e sopprimono garruli.

Ponesce terribili, tra mille tentacoli spelonche ossidate di elettrodi futili.

Per non sopraffare ai lor strani comodi i TOPI,  di fatto, n’estorcono sapidi.

 

Codesti confutano menzogne e sostengono che i TOPI

non amino crodare margnagoli.

Qualora gli uomini, da sempre i più lepidi,

si atteggiano a bovidi, eccellenti antonimi.

 

Talvolta gli omuncoli, bifolchi e minzioni,

aborron farolfi e minaccian padroni.

Nelle case domina se il mondo rinnega:

 i giacomi insufflan succhielli tremendi.

 

Bottoni vi sguazzan, sia TOPI che omuncoli,

fedeli garriscono le note soavi.

Adulano lesti nel cupo letargo, si contropistolano senza rancor

e assolgono glabri l’eterno nepote.

Tra tutti i sofferti i TOPI han vantaggio

midollo più osceno di clinici orpelli.

Dal ganglio all’immune, dal nucleo all’assioma, 

consunta ch’alberga tra i rustici TOPI.

La scelta dei TOPI, di nascita altera,

la prima creatura cui è stata concessa

Non è questo un caso ma l’uomo s’affanna,

 

Ostentano i TOPI crumiri bisanzi e planano retti tra cinte setose.

perché reperibil nel trucido ingombro.

Plasmati nell’ombra in colonie operose,

di taglia ridotta l’omuncolo urbano, massivo e solerte rispetto al villano.

Quell’ultimo offeso ottempera il primo:

 

le cronache celebran le amare partite.

Di fatto dividono in specie distinte: son uomini ed omuncoli i loro natali

pallida erosa a favore di TOPI, che meri si affollano su strade infinite.

Un muto sepolcro di storia attuale, che plasma la vita degli esseri umani,

 

nefario ed utopico il lume trapassa.

barbone eccellente che espia il peccato,

in città savane da vesti incomprese: miserrima prece e infante delfino,

i tendini ed ossa incapsulerà,

Progenie austera di bruno lignaggio

 

ostentano tenie in tutti i metrò e sopra ai loggioni usurpano i TOPI.

Non più clandestini in cumuli austeri, ma ospiti acerbi ai giardini violati,

domati nei corsi di libri mediocri, nei greti superbi raggiungon l’ardore.

Si parla così non più di relitti, ma TOPI veicoli e atroci delitti,

 

il vomere irsuto perire dovrà.

Estuari remoti, saccenti e devoti

i sumeri orpelli in nuce trainare.

Sutura dell’uomo, i TOPI non posson da soli ammainare 

 

da sempre pitagori e fatali tumulti.

Ricchezza che apportano, caparbi ed occulti,

Esseri inetti, maggesi e mondani, nababbi esegeti di tempi lontani.

 

d’intrepidi e cupidi posillipi e polipi.

Pei TOPI son tremuli, fonte inesauribil

Il caso vorrebbe che fosser paranchi, ma non dappertutto, tiratori franchi.

I TOPI son nati millanta anni fa, i TOPI che l’uomo mai più vincerà.

I TOPI munifici, i TOPI tremendi, i TOPI magnanimi, i TOPI più orrendi.

 

vi basta accettare il governo dei TOPI e ciò che vedrete più bello sarà.

I mesti ricordi dell’ora passata, con lagrima amara lavare saprai:

Purtroppo per voi, ma siate contenti, la beffa è finita tra mille lamenti.

 

è solo una beffa, un gioco insensato, ma il tempo sprecato mai più tornerà.

La gran conclusione di questo poema tra ben poco tempo sapere potrai:

Vetuste esumate ricerche in altura le grandi lacune ricolman d’usura.

 

I cremisi TOPI retrattili mugghian se gli eterei cingoli vibran d’ardor.

Ordunque gli omuncoli si nutron di versi e serpi maggiori miglioran ribelli.

Irradiano i globi di TOPI uguccioni e dei panzanari di gemme istoriati.

 

dormendo inasprisce e durante la veglia si crede che trovi deforme scalpor.

Ripugna fraterna le candide lame, mistifica lesta le melliflue chiome:

il fatto perdura tra saggi ottomani  poiché il metacarpo esigendo richiama.

Se la prematura essenza goliarda, al molo di vestali ire raccoglie,

 

Qualora mancanti di plaudi regali, nei golfi sulfurei abbevereran.

delinquono gretti tra omuncoli i TOPI: sessioni di giuoco li bramano odierni.

Ma qualora l’uomo non possa contare su certi detriti e vecchi satrapi,

 

ciò che vi colpisce, seppur differente, risulta vicino alla moralità.

Sentore di TOPI, con qualche incertezza, ricade di meno sui più interessati:

La lista dei TOPI è zorba danzante ed è esacerbata dai centri oculati.

 

colpevole o meno della guarigione parenti isolati di TOPI distorti.

Gli effetti dei microbi ne generan di nuovi, pei muti viadotti e capestri lascivi,

di omuncoli astuti con tratti murini son specchi minori di tali entità.

Sui TOPI ricade l’ignoto domani, mordaci ed alteri reprimono il senno:

 

Mortali proseliti al posto dei TOPI l’untura procace glorificherà

Nell’incomprensione dell’algebra adunca, l’alchimia fatale di ritmi tribali.

Riverberi e cromi, omuncoli e TOPI livelli incompiuti e oblunghi anatemi.

 

Lo spirito assolto dei giovani TOPI la fulgida lente ottempererà.

Decapano assurdi tra mille profeti, diffidan la voce in parti ineguali.

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